Archivi del mese: agosto 2013

Essenze, immagini e riflessioni tra 5 terre

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Ho girato il mondo ben più di molti miei coetanei, ho visitato paesi all’altro capo del globo e sono entrato in contatto con popoli lontani e culture sconosciute. I viaggi che figurano nella mia “lista delle cose da fare” sono ancora molti eppure, come purtroppo spesso accade nel guardare troppo lontano, mi sono accorto di aver perso di vista la bellezza di quanto mi circonda.

Mi è capitato di riflettere a lungo su questo, durante un weekend dello scorso novembre, mentre passeggiavo per i vecchi vicoli a sanpietrini di Monterosso.

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“Si mangia ragazzi: passatemi il martello!” (!?)

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Come ogni anno arriva puntuale il meeting di lavoro negli States. Una settimana di break dalla routine quotidiana, 7 giorni di incontri interessanti, macchine sportive (la Camaro Cabrio dell’anno scorso me la ricordo ancora come fosse ieri), cheesebugers, spiagge chilometriche e ville con piscina… Macchè!? Quest’anno Seattle!

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Que C’est Triste Valence

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A Valencia ci sono stato un’estate di novembre, che a Milano faceva un freddo (bello pensarci adesso, vero?) e là si girava in maniche di camicia, i giardini e l’università sembravano luglio, e se vai a cena alle otto non trovi nessuno e il cameriere ti guarda stranito perché stanno giusto scaldando il forno. La cosa del fuso orario naturale spagnolo mi ha sempre affascinato, ché noi pensiamo siano loro strani a pranzare alle tre e cenare alle undici, mentre in realtà tutto si svolge più o meno alla nostra stessa ora, solo teso all’interno di quel furbo, fasullo fuso orario dell’Europa centrale. E più vai a sud e a ovest, o ti fai una pennica oppure friggi sotto lo zenith a voler mangiare come i francesi e gli italiani. Infatti pochi chilometri ancora e sei in Portogallo, il fuso non lo potevano allargare altri cento chilometri perché se no i poveri portoghesi il bacalhau dovevano farselo come spuntino di mezzanotte, e quindi improvvisamente nella penisola iberica ritornano calma e morigeratezza, si cena alle otto ottoemezza e a letto presto.

Insomma a Valencia si sta bene e fa caldo di novembre, ma non afoso. Cerco di documentarmi prima del viaggio, di studiare, come al solito quando vado in una città nuova, e come al solito concludo poco. Meno male che sono ospite quindi facciamo che gli anfitrioni si guadagneranno il loro ruolo. Di Valencia sapevo che ci fanno la Formula 1 e c’è stata anche la Coppa America, quindi mi aspettavo una città dove tutto fosse pista da corsa, della terra del mare dell’aria. E sapevo anche la fama di città moderna, dinamica, che cresceva; che poi probabilmente è o era vero. Tra le cose che ho visto ci sono le innumerevoli case sfitte, invendute, pubblicizzate, vuote, tantissimi appartamenti che si chiamano di pregio, attici e non quelli dei palazzi della Milano bene che poi comunque gli infissi cigolano, ma grandi e nuove torri di vetro, terrazzi di cemento finito a legno, ordini di grandezza che uno normale non considera, tutto in svendita, e nelle vetrine al piano terra, i titoli di giornale pessimisti.

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